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Un Natale Corale



Per le festività appena concluse, di cui periamo di serbare a lungo il calore e la serenità, è stato fitto il calendario di impegni per la nostra Corale. Abbiamo accompagnato la funzione di Natale, dell’ultimo dell’anno, dell’Epifania, ed eseguito cinque concerti: a Mazzano, a Maderno insieme all’Orchestra di Brescia Fantasy Ensemble, a Fasano, a Toscolano per il consueto appuntamento annuale con la banda e il Coro Monte Pizzocolo, e infine a Manerba del Garda per l’Epifania, sempre accompagnati all’organo dal nostro Matteo Pian.Il programma era ricco e suggestivo, e ha riscosso davvero un notevole successo di pubblico: siamo stati accolti ovunque con molto calore, con lunghi applausi e sorrisi, e talvolta addirittura con qualche lacrima di commozione; una vera soddisfazione per noi coristi e per il maestro. Ad aprire ogni concerto, il Gloria in Re maggiore di A. Vivaldi per soli, coro e orchestra: è il più popolare lavoro sacro del famoso musicista, composto da dodici pezzi che vanno però considerati come un unico grande brano. La nostra corale l’aveva già eseguito cinque anni fa, ma per alcuni di noi entrati da meno tempo, e per il gruppo di ragazzi del Giovane Coro.
 Accanto unitisi a noi per l’occasione, si trattava di una novità. Mentre studiavamo i vari pezzi avevamo l’impressione di trovarci davanti alle tessere di un mosaico: ogni brano era in sé compiuto e piacevole, ma il senso globale restava ancora nascosto; quando poi ci siamo riuniti per la prova generale, con l’orchestra, e abbiamo eseguito i pezzi nel loro ordine, ci siamo stupiti davanti alla bellezza dell’insieme, nella sua completezza – l’unità che lega e valorizza i singoli, proprio come il coro che unisce e armonizza i cantori – . Seguivano poi vari brani tradizionalmente natalizi, tra cui il famoso Re del Ciel e l’immancabile Puer Natus per sole voci maschili, e poi la dolcezza di Cantique de Noel e di Nativity Carol. Per concludere, prima dei bis, abbiamo preparato l’Amen che chiude il Messiah di Haendel: le voci si rincorrono, si alternano, dialogano per fondersi poi in un Amen finale maestoso. Abbiamo certamente vissuto momenti molto intensi, e speriamo di averne anche regalati a chi è venuto ad ascoltarci. Penso comunque che se al pubblico sono piaciuti i nostri concerti è anche perché noi abbiamo tratto un vero piacere nell’eseguirli.Non sono mancati anche alcuni momenti di difficoltà, ma di solito è proprio lì che si riesce a dare il meglio di sé: non bisogna mai rilassarsi troppo, mai pensare di aver studiato abbastanza, un minimo di tensione aiuta a mantenere alta l’attenzione. Essere coro significa anche che si soffre e si esulta insieme, qualunque cosa accada: ognuno è responsabile per tutti, come in una squadra, come in una famiglia; quando ad esempio canta un solista, tutti dietro di lui sono in tensione e sperano che riesca a dare il meglio, lo appoggiano e lo incoraggiano. E devo dire che anche il maestro non ci abbandona mai, e dove vede l’impegno sa ricambiare con generosità mostrandoci fiducia, sostegno e un’infinita pazienza. E proprio riguardo ai solisti dobbiamo felicitarci per il proliferare di ottime voci in grado di alternarsi nei brani di “assolo”. Dopo qualche giorno di pausa, è il momento di rimboccarsi le maniche: se il 2010 è stato un anno intenso e ricco, in cui abbiamo celebrato il 60° anno dalla fondazione della nostra Corale, vogliamo che il 2011 non sia da meno, e il nostro maestro ci ha già preparato un interessante e fitto programma dunque......a presto!!!!
 
Sara Chimini
 
Dal bollettino nr.01/2011





01/02/2011


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