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“Si licet parva componere magnis”



 “Ma perché proprio a me ? “ era questa la domanda che continuavo a farmi mentre, finito il concerto di Natale, nel buio pesto della sera rischiarato da una pila, tornavo a Maclino lungo il sentiero del Proch che risaliva quella parte di monte che era stato il parco giochi preferito di noi bambini quando si abitava in via Aquilani. Il concerto era iniziato in ritardo; tutti, chiesa, coro, organista e ascoltatori pronti e puntuali , la tecnologia di registrazione un po’ meno; e lì, durante e a causa di quel breve tempo d’attesa, era iniziato il problema.“Potrebbe per favore scrivere un breve articolo sul concerto”, “ma perché proprio io ?, la chiesa è piena di persone, perché proprio io, mi scusi ? “, “ma lei non è uno scrittore ?”, “ e no, non confondiamo” , una cosa è scrivere di sentieri, raccontare storie di percorsi fatti con l’Olivia e un’altra cosa è parlare di un concerto, raccontare l’atmosfera che lo pervade, il senso di quiete, di armonia e di fratellanza che si impossessa di tutti noi grazie alla musica scacciando dalle nostre menti tutti quei limiti, quei pregiudizi che la vita e la stessa razionalità ci hanno inculcato. Ma poi avevo scoperto che suo zio era la mia vittima preferita quando, iniziato un lavoro da meccanico, elettricista o idraulico, mi trovavo nelle “petole” e non potevo fare a meno di chiamarlo in aiuto per finire il lavoro. E poi c’era Matteo, l’organista, visto crescere come avevo visto crescere suo padre da quando ancora in braccio a sua madre era apparso sulle scale di casa per venire ad abitare dove già abitavo io , sempre in via Aquilani; e che, seduto vicino a me, continuava a dire “ ma “mochela” lì, scrivile ‘ sto articolo”; e poi Luisa la mia vicina di casa, componente del coro, madre della Sara che per anni avevo ascoltato suonare mentre studiava pianoforte. Troppi debiti da pagare, e come diceva mia nonna “ mi raccomando, né debiti né crediti”. E così eccomi qui a parlare di un concerto, di tanta gente che sentiva il bisogno non solo di ascoltare dell’ottima musica, ma che sentiva anche la necessità di ritrovarsi come comunità per condividere quanto di bello teniamo in quella piccola parte del nostro cuore dove, un po’ alla volta mettiamo tutto quello che ci manca del passato, delle sue tradizioni anche religiose, di un mondo che era fatto anche di privazioni e beghe, ma dove molto più forte era lo spirito di spontanea solidarietà appena qualcuno si trovava in difficoltà. E poi il coro, le due soprano, meravigliose, l’inizio d’organo del secondo movimento di Saint-Saens e la tristezza di quando il maestro, grazie anche per questo, ha dedicato una musica ai bambini trucidati negli Stati Uniti, in quel paese colmo di valori, ma anche purtroppo di grandi contraddizioni, dove purtroppo la ricerca della felicità individuale e quindi degli stessi diritti individuali, come il possesso di armi, è molto più forte della ricerca della felicità collettiva e della difesa dei diritti della collettività; e mi sono ricordato
di quando per Natale, mia moglie ed io venivamo invitati dai nostri vicini a cantare le canzoni natalizie davanti alle varie case del quartiere; anche lì non c’era verso di rifiutare, come italiani eravamo visti come rappresentati della Santa Romana Chiesa tant’è che mi era anche capitato di dover discutere con uno che insisteva a dirmi che il mio capo di stato era il Papa. Si andava di casa in casa e in ogni casa c’era sempre una bevanda calda, più o meno “rinforzata”, per premiare i cantori ed aiutarli a vincere il freddo, non per noi purtroppo: una mano per il testo di canzoni spesso a noi sconosciute, l’altra mano per tenere la pila accesa, e mancava sempre quindi una mano, la tanto desiderata terza mano, per tenere un bicchiere da cui poter sorseggiare, fra una canzone e l’altra, un po’ di calore. Beh la qualità dei cantori non aveva nulla a che vedere con i nostri concertisti, non passavamo di certo le sere ad esercitarsi; di armonie musicali poi nemmeno a parlarne, quelle stesse armonie, fra voci e strumenti che dovrebbero, non solo a Natale, farci ricordare che la felicità e la serenità che tutti noi perseguiamo dipende molto di più dall’ armonia dei rapporti che abbiamo gli uni con gli altri che non dal possesso dei beni, soprattutto quando sono ottenuti proprio a spese degli altri.
Ancora grazie a tutti.
 
Didi
 
Dal bollettino nr.01/2013





01/02/2013


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